sabato 3 dicembre 2016

Mare

Ci ho messo un po' a raggiungerti
Quel camion andava come una lumaca.
E finalmente eccoti li.
Ti percepisco immediatamente.
Mi fermo ad osservarti.
Affondo prima un piede,
poi l'altro nella sabbia.
E mi avvicino un po' alla volta.
Leggermente mosso.
Tolgo il cappello.
Poi la sciarpa.
Voglio che la brezza mi avvolga.
Voglio sentire la mia pelle 
che reagisce al freddo e prende colore.
Sulla sabbia, serpenti, coccodrilli,
mostri marini, perfino una testa di cervo...
I tuoi regali assumono forme impensabili, 
come le nuvole,
a seconda di chi li guarda.
Non sono semplici tronchi o rami.
La reflex è scarica... 
pazienza ho il telefono...
si spegne anche quello.
Ok. 
Mi limito ad osservare.
Guardo, inquadro: click. 
Le onde, gli scogli, gli spruzzi, la schiuma.
Impressi nella mia memoria.
Cammino.
Le onde lambiscono i miei passi.
Mi ritrovo a saltare nell'acqua 
come una bambina.
E canto.
Canto, convinta di essere sola.
E invece passano due persone che corrono.
Loro non fanno caso a me
E io continuo a cantare.
E tu mi accompagni.
Ti sento.
L'acqua è emozione no?
Piano piano tutto il grigiore scompare
e anche tu hai assunto tutte le sfumature tra il verde e l'azzurro.
Sei riuscito a consolarmi anche oggi.
Almeno per un po'...

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