Quel camion andava come una lumaca.
E finalmente eccoti li.
Ti percepisco immediatamente.
Mi fermo ad osservarti.
Affondo prima un piede,
poi l'altro nella sabbia.
E mi avvicino un po' alla volta.
Leggermente mosso.
Tolgo il cappello.
Poi la sciarpa.
Poi la sciarpa.
Voglio che la brezza mi avvolga.
Voglio sentire la mia pelle
che reagisce al freddo e prende colore.
Sulla sabbia, serpenti, coccodrilli,
mostri marini, perfino una testa di cervo...
I tuoi regali assumono forme impensabili,
come le nuvole,
a seconda di chi li guarda.
Non sono semplici tronchi o rami.
La reflex è scarica...
pazienza ho il telefono...
si spegne anche quello.
Ok.
Mi limito ad osservare.
Guardo, inquadro: click.
Le onde, gli scogli, gli spruzzi, la schiuma.
Impressi nella mia memoria.
Cammino.
Le onde lambiscono i miei passi.
Mi ritrovo a saltare nell'acqua
come una bambina.
E canto.
Canto, convinta di essere sola.
E invece passano due persone che corrono.
Loro non fanno caso a me
E io continuo a cantare.
E tu mi accompagni.
Ti sento.
L'acqua è emozione no?
Piano piano tutto il grigiore scompare
e anche tu hai assunto tutte le sfumature tra il verde e l'azzurro.
Sei riuscito a consolarmi anche oggi.
Almeno per un po'...
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